Cose che (forse) non sai sui codici a barre

I codici a barre sono apparsi per la prima volta nel 1974: era il 26 giugno quando un supermercato dell’Ohio, in Usa, vende per la prima volta un pacchetto di chewing-gum sulla cui confezione c’era un codice a barre. L’acquirente, Clyde Dawson, non sapeva che quel gesto apparentemente insignificante stava segnando la storia: era il culmine di trent’anni di ricerca e sperimentazioni che hanno cambiato il modo di fare affari. Ma veniamo alle curiosità: avete notato che nei codici a barre ci sono anche dei numeri? Questi non sono messi a caso, ma si riferiscono per esempio le prime tre cifre alla nazionalità del produttore. Le altre cifre invece consentono di risalire addirittura al produttore e alla tipologia di articolo. I primi codici a barre invece erano circolari: ovviamente non c’erano le barre ma dei cerchi concentrici. Avete notato inoltre che negli ultimi anni i codici a barre sono un pò dappertutto? Addirittura li ha usati lo street artist Bansky in una sua stampa, intitolata Bansky Barcode. C’è poi chi ha usato i codici a barre addirittura per comporre le sue poesie: si possono cercare, per esempio, con le parole chiave “barcode encoded poem” e leggerli con uno smartphone dotato di una app in grado di leggere questi codici. Il risultati non sono granché ma l’idea è abbastanza carina. La naturale evoluzione del codice a barre, invece, si chiama QR: mentre un codice a barre tradizionale contiene informazioni in orizzontale, il QR ne ha orizzontali e verticali.

Guardo tutto con occhi di scimmia. A pensarci su pensaci tu.

Honky Tonky

Fonte: https://www.focus.it/cultura/curiosita/10-cose-che-forse-non-sai-sui-codici-a-barre

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