La Cina si dedica al vino

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Fra le ultime cose lette, a proposito di vino, questa: in Cina si fa il punto del consumo e della produzione di vino autoctono, divisa fra imitazione e mancanza di tradizioni da una parte, e desidero di occidente e di business dall’altra. Tutto legittimo: dove la vite cresce, si può fare del vino (ma anche dove non cresce…) e se piace si vende. D’altronde noi appassionati abbiamo già metabolizzato la Napa Valley , “l’aggressive” Australia, il Cile superbarriquato, l’India dai due raccolti e via similari… ma di barbera –per dirne uno di vino italiano- se ne vende ancora e se ne consuma comunque e le mode, ahinoi, sono più veloci della produzione. Leggo, infatti, che ai cinesi piacciono i grandi bordeaux: asciutti, longevi, corposi, dai profumi terziari… e il mondo assiste al successo americano del moscato e planetario del prosecco.  Una vite impiega tre – cinque anni per produrre e le mode cambiano. Sì, i cinesi sono svegli, ma nel vino conta chi sceglie e non chi imbottiglia. Anni fa, per capirci, un produttore mise nelle sue bottiglie il vino di un celeberrimo produttore, un notaio a testimoniare, e spedì alle guide: nessun risultato valido, sempre nel gruppone di testa ma non la posizione che il vino, riconosciuto, occupava. E poi, noi tutti lo sappiamo, si beve soprattutto con la testa e per molti lo champagne è lo “champagne”, il bordeaux è il “bordeaux” e non è una questione di gusti… Diamo dunque il benvenuto ai cinesi nel grande “circo” dell’immateriale dove non è il prezzo ma la fama (anzi la superfama) a fare la differenza!

http://edition.cnn.com/2014/09/27/world/asia/china-wine-kristie-lu-stout/index.html?iid=article_sidebar

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