La promozione sul lavoro per le donne? Solo questione di buon karma

donne e promozioni

Jack Welch della General Electric, Roger Enrico di PepsiCo, Howard Schultz di Starbucks, Steve Jobs di Apple: più o meno famosi, quelli appena citati sono (o sono stati) tutti amministratori delegati di grandi aziende americane che, nel loro ruolo di grande responsabilità, hanno avuto l’importante incarico di farsi portavoce di un linea condivisa in azienda e, soprattutto, hanno saputo ascoltare emozioni, desideri, aspirazioni ma anche paure dei propri dipendenti. Lo stesso, però, sembra non valere per un altro AD di grande successo, Satya Nadella di Microsoft. Alla scorsa Global Conference of Women in Tech, dedicata alla memoria di un leggendario scienziato informatico femminile, Grace Hopper, Nadella ha infatti risposto così ad alcune donne che gli esponevano il proprio disagio nella richiesta di aumenti e promozioni: “Non dovete chiedere nulla, ma solo sperare che il sistema vi dia il diritto di proseguire nella vostra carriera”. Ha poi aggiunto che “non è altro che il risultato di un buon karma”. Un clamoroso passo falso che è valso a Nadella critiche dal mondo del giornalismo, del web ma soprattutto dalla comunità femminile che ha registrato con amarezza che i suoi commenti sono la cartina al tornasole della nostra realtà, un chiaro segno che, anche se la coscienza generale sulle donne, il lavoro e l’uguaglianza è più alto che mai, tanto resta ancora da fare; e i numeri confermano questa tendenza: proprio Microsoft ha rivelato che, mentre le donne costituiscono il 29% della propria forza lavoro totale, sono solo il 17% della sua leadership; ad Harvard, le donne docenti riferito che si sentono escluse da una rete informale che potrebbe migliorare la percezione della loro ricerca o che potrebbero aiutarle a salire la scala del potere.

Pare insomma che le streghe debbano ancora tornare.

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